lunedì 6 maggio 2019

Esiste un altro me,
calmo, imperturbabile, silenzioso.
Delle cicatrici di battaglia,
come del respiro corto degli affanni,
non pare esserne turbato.
E' uguale identico
e osserva.
Non è mai invecchiato di un solo istante.

venerdì 24 marzo 2017

Diavoletti



Policarmo. Santriaco. Questuo. Marlico. Diotrinisio. Santippo. Falaffo. Quadrusde. Sminiffico. Camporsto. Scampinte. Masfrino. Latronte. Smercuffo. Pestroso. Bistretto. Nirmonte. Sbulazzo. Fotraschio. Sburnante. Mascarigo. Fetroccio. Urcomino.

Orda di diavoli, io vi invoco. Poteri della Terra, venite a me!  

No, fermi tutti! Piano con certe affermazioni. Non ci credo, ma se poi compaiono per davvero, cosa dici, scherzavo? Stavo giocando? Per carità. 

Come non detto. Oddio, ma chi siete? Cosa volete? No, non volevo disturbare nessuno. Ma quanti siete? 23?! Ventitré diavoletti minori. Spiritelli. Cosa volete da me? Come? Dirvi che cosa voglio. Come cosa voglio? No, no, non scherziamo per favore, non voglio niente. Dico davvero, siete stati gentili a venire, ma non voglio niente, se no voi poi volete l’anima e io non ve la posso dare. Vi ringrazio, davvero. Che ve ne fate poi? Sono quarant’ anni che la sento spingere. Lasciate perdere, ascoltatemi,  lasciatela qui. È petulante, fastidiosa, non la smette un attimo. Se ve la do, poi come faccio? Come? Dite che non è l’anima che a fare questo chiasso? Chi allora? Il mio Ego!? Quello che vuole tutto il mondo ai suoi piedi e voi siete venuti qui appunto per darmelo? Che se vi do l’anima mia, lui smette di tormentarmi. Scusate perché pensate proprio a me, adesso? Niente, volete sapere cosa cosa voglio. Fama? Potere? Soldi? Sesso? Che voglio... che voglio...proprio così su due piedi. Non saprei. No, non voglio niente, grazie. Davvero! Neanche diventare famoso? Famoso!? Come famoso? Disgraziati! Tentatori maledetti. Con la gente che mi riconosce per la strada e mi chiede gli autografi? Ricco e sempre circondato da splendide donne? Voi dite che questo mi farebbe felice, che io desidero questo? Davvero credete che io sia di questa pasta? Io? Disgraziati! Via! Lontano  da me. Tornate da dove siete venuti! Ma cosa sono queste? Lacrime? Bene! Visto? La mia anima piange! Grazie, grazie anima mia! Cosa? Come dite? È il mio Ego che piange? Mi sta dicendo che sono pazzo? Che potrò avere tutto ciò che ho sempre sognato. Allora, non sono questo bravo bimbo umile  e disinteressato che credevo di essere? No?! Dite che la prova è il fatto che ho invocato voi invece che una schiera di angeli? Cosa dite, io l’ho fatto mille volte! Mille volte li ho invocati. E poi ora stavo giocando a inventare parole, non sapevo fossero vostri nomi! Vi chiedo scusa. Tornate da dove siete venuti però, se no… se no... ma che vuoi tu, taci! Lasciami in pace disgraziato! Non ascolto, non li voglio ascoltare. Come dici? Voglio restare un perdente per sempre? Ma cosa dici? Io non sono un perdente e poi cosa c’è da vincere? La ricompensa? Un premio per tutti gli sforzi fatti? Io sto bene così! Come sarebbe a dire che sono pieno di livore e mi racconto balle. Basta! Adesso basta! E va bene, va bene. Ok, lo confesso. È  vero. Sono arrabbiato nero, contenti? Maledetti! Datemi il mondo….  Boia Faust. Fanculo tutto, fanculo tutti. Sono stufo di subire, di masticare amaro, di porgere l’altra guancia. È pieno di mediocri senza scrupoli che si arraffano tutto e io sempre a guardare. Sì, sì avete ragione voi datemi i vostri doni, sono stanco di soffrire. Non ne vale la pena. Ho dato abbastanza.
(Suona la sveglia)
Dio?! Ma sei tu? Sei qui? Ma come è possibile? Che bello, Dio mio! Ho fatto un brutto sogno, un bruttissimo sogno. Tanti diavoli che volevano la mia anima. Ma ho detto di no, ho detto di no. No, non è vero che ho ceduto, non è vero…. Oddio, cosa ho fatto? Dannato! Perduto per sempre...
(Suona la sveglia)
Di nuovo voi? Ma come? Avete tutti le ali, adesso? Non capisco, non ci capisco più niente. Come siete degli angeli? Ma non eravate diavoli? Libero? Dite che sono libero di scegliere tutto ciò che desidero? E il senso di colpa, come la mettiamo con il senso di colpa? Dio mi ha detto un momento fa che mi sono venduto l’anima, sono perduto per sempre. Non era Lui?! Come non era Lui? Non era Dio quello che mi è apparso prima? No? E chi era allora? Cosa state dicendo, adesso. Sulla Terra è tutto al contrario? Bisogna capovolgere le cose per scoprire la verità? Vuole che godiamo, che siamo felici? Ma allora chi era quello di prima con tutta quella luce? Un neon... inventato dagli uomini. Un neon?! Quello vero, dite voi, è il più luminoso di tutti voi, Lucifero, la stella del mattino? Ma no, è il Diavolo lui, il Diavolo.
(Suona la sveglia)
Dio meno male. Aiutami tu, ti prego. Non ci capisco più niente. Dio? Ehi Dio? Non parli più, non mi parli più. Non può più farlo. Eh? Chi ha parlato? Chi ha parlato, adesso? La Luce, la Luce non c’è più, si è spento tutto. Ora vedo… Un neon? Come un neon? Allora avevano ragione, Dio… eri una Luce al neon?
(Suona la sveglia)
 E tu chi sei? Lucifero. Tu saresti Lucifero?! Ma... ma… ma gli zoccoli? Le corna? Non hai niente di tutto questo. Sei luminosissimo. Il più bello, il più bello di tutti.
(Suona la sveglia)
Sciaff!! Allora? Cosa hai deciso di fare? Ancora voi. Beh veramente io..non saprei. 
(Suona la sveglia)
Sciaff!! Ahio. Che schiaffone. Ma chi è che me li tira?
 (Suona la sveglia)
Allora? Mah…
(Suona la sveglia)
No! No! Ok..ok..mi alzo, mi alzo basta così. Ho capito. Anzi no. Non ho capito niente. Ma ora mi alzo che sono stufo di prendere schiaffoni. C'è un sole Luminosissimo oggi.

venerdì 27 gennaio 2017

Mc Donald's



Questa sera sono andato al cinema per vedere Florence con Meryl Streep. Ci sto andando più spesso ultimamente, da quando posso esibire la mia carta VIP della 3, che mi manda gratis a poggiare le chiappe in platea una volta la settimana. Non riesco ad utilizzare sempre questo bonus, ma abbastanza per star dietro a ciò che esce nelle sale. Lo scherzetto della serata però è stato, una volta giunto al cinema, scoprire che Florence non era più in programmazione. Mio errore di lettura della App per carità, in compenso potevo scegliere fra un fantascientifico Arrival di cui non ne sapevo nulla e The Founder, il film con Michael Keaton dedicato al fondatore di Mc Donald’s. Ora, per uno che i Mc Donald’s li usa come vespasiani quando è in giro per città, la voglia di assistere ad un pippotto sul sogno americano mi allettava quanto una manciata di sabbia in faccia, così ho ripiegato, o almeno volevo, sul genere fantascienza. Peccato fosse già cominciato. Al che mi sono arreso ed ho pensato che se non sai scegliere il film da andare a vedere consultando la App sul telefonino, è giusto che ti tocchi Mc Donald’s. Non ne faccio una questione politica, da no global peace and love, o meglio non solo, ma la roba che danno da mangiare a me fa davvero schifo. Avrebbero già fallito da tempo per quanto mi riguarda. Invece c’è chi ci porta a mangiare la famiglia la domenica e sono le volte in cui se non faccio attenzione somatizzo. Male. Perché ho il brutto vizio in quel caso, di giudicare il mio prossimo e neanche bene, infatti gli darei schiaffi e calci in culo buttandoli fuori da quei posti. Il mio è amore, ma temo non compreso. Comunque dal cetriolino, a quella roba gialla (ceddar?) che cola sull’hamburger, al pane finto che usano, mi sembra la sagra dello squallore. Quindi mi accomodo in poltroncina sereno, ma un momento prima che inizi il film realizzo invece di essere proprio nel  posto giusto, io quel film lo dovevo vedere. Un film piacevole, bello anzi, con un Michael Keaton davvero bravo. Credo che mi sarei divertito un mondo a fare quel personaggio. Il figlio di puttana represso che è in me, che c’è e saprebbe essere davvero bastardo. In pratica, la storia reale che viene raccontata è quella di un tizio che ruba l’idea, all’epoca rivoluzionaria, di una ristorazione express che soppianta i drive in e le lunghe attese con hamburger pronti in 30 secondi, una catena di montaggio del panino insomma, inventata da due fratelli, brava gente, i Mc Donald’s appunto. Quando il figlio di puttana li conosce, fiuta con merito la potenzialità della loro invenzione e li convince ad avviare un franchising su scala nazionale e così da rappresentante di macchine per frappé, si trasforma in uomo di affari. Il grande sogno americano. Ora la faccio breve, in poco tempo la cosa ha un grande successo, i rapporti si logorano però, poiché il protagonista spinge di brutto, mentre i due fratelli sono più votati alla qualità e bontà dei prodotti offerti, piuttosto che al business. Il figlio di puttana intanto si trasforma, travolto da un grande successo divorzia, dà il benservito alla brava donna che aveva avuto al suo fianco fino a quel momento e si prende la moglie di un proprietario di ristorante suo affiliato, una cagna di gran classe. E mi scuso con le cagne, quelle vere. Poi non sazio, vuole tutto e con una manovra degna dei migliori squali, si prende nome, baracca e burattini, liquida i fratelli promettendo con una stretta di mano l’1% dei futuri profitti che mai elargirà, dirà la storia. La platea intanto trasuda eccitazione, arrapata dall’intraprendenza e il successo del protagonista. Ogni tanto vibrano mugugni goduriosi, soprattutto in concomitanza di ogni colpo assestato ai due fratelli. Lì ho capito che forse posso guarire la mia depressione. Mi è venuta in mente una vignetta che avevo letto qualche tempo fa su FB che più o meno diceva: prima di convincerti di essere depresso, guarda se per caso sei circondato da una marea di stronzi. Ma non mi sono chiuso, per niente, ormai conosco bene i vincitori di oggi. Applaudo ammirato anche io la superiorità di questa mentalità che segna i nostri tempi. Ho sorriso e salutato i titoli di coda con gaio vaffanculo. Che valori di merda ci hanno inculcato questi americani. Però, che gioia deve essere fare milioni di dollari. Avere il cervello programmato esclusivamente su come farli e se si deve passare sopra tutto e tutti, pazienza. No? Pare di sì e quanta ammirazione per questi numeri uno. Stasera comunque ho avuto la conferma del gran figlio di puttana che sarei, se solo volessi. Forse anche la mia gastrite ne gioverebbe. Quasi quasi. Uscito dal cinema nevischiava, è stata una pedalata romantica fino a casa. 

sabato 7 maggio 2016

Giobia Ai Sun Nen

E poi c’è Lei. Perché accanto ad un grande uomo, c’è sempre una grande donna. Figuriamoci vicino ad un supereroe, come Dioffa Diapason.

Giobia Ai Sun Nen!

Padre di Shangai, mano assai ferma.
Madre di Vercelli, dai reumatismi facili.

Giobia Ai Sun Nen!

Allergica al riso.
Votata al pianto.
Una forza che produce uragani.
Una natura inarrestabile.

Giobia Ai Sun Nen!

Precisa, lucida, espia x tutti.
Lo tsunami che non lascia scampo.
Il terrore degli angoli irraggiungibili.

Giobia Ai Sun Nen!

Generosa, piena di lividi.


Carro armato a capo di un esercito di fazzoletti di carta.
Non si tira mai indietro.

Giobia Ai Sun Nen!

Non sa volare, non sa cantare, ma sa piangere. Per tutti.
Fino a sei giorni la settimana.
Ma non il giovedì.
Se c’è bisogno, non c’è mai.
E se glielo domandi è irremovibile:

Mi dispiace ma Giobia Ai Sun Nen.

Ma dove va il giovedi?

giovedì 28 aprile 2016

Dioffa Diapason

Guarda!
Lassù in alto!
Ma cos’è?
Sembra un razzo!
No, è un aereo!
Ma no. Non vedi che è un dirigibile con due grandi orecchie?!
Ma No. No! È Dioffa! Dioffa Diapason!
Sì..è lui! È proprio lui!

Dioffa Diapason!

Scaltro, come un avventore al gioco delle tre carte nei sottopassaggi della metropolitana.
Forte, come il mignolino contro la vasca da bagno alle 2 di notte.
Insensibile, come Candy Candy alla morte di Anthony.
Ma soprattutto, Devoto.
Ripetitore indefesso di bestemmie.

Dioffa Diapason!

Un Mantra in costume.
Vibrante, in perenne invocazione al Cielo. 
Qui e Altrove.

Dioffa Diapason!

Quando non c’è un senso,
Quando i rubinetti non si chiudono più,
Quando nel piatto di “o mangi sta minestra o ti butti dalla finestra”, ci si è fatta la scarpetta.
…arriva Lui.

Dioffa Diapason!

Una preghiera. Leggera. Perpetua. 
Un canto melodioso.
Catartico.
Con un segreto per non cedere al riposo.
Un paio di scarpe di 2 numeri più piccolo.

lunedì 7 marzo 2016

Il tocco che non tocca

Conosci il tocco che non tocca?
Eh?
Ho detto: conosci il tocco che non tocca. È come uno sguardo che non guarda o un sentire che non ascolta. 
Intendi, non fare attenzione? E' questo che vuoi dire?
Non proprio. Hai mai fatto caso che non tutte le strette di mano sono uguali?
Beh, sì.
Dammi la mano.
I due si scambiano una stretta.
Come ti è sembrata?
Non so, vigorosa? 
Ecco, c’è chi una mano la stritola, chi la porge con la consistenza di un’ostrica che ti si spalma fra le dita, chi sorride e ti guarda in modo aperto, chi la dà perché obbligato, senza averne la minima voglia. E via dicendo. Ma non siamo ancora al punto. Io parlo di chi in realtà si porta via qualcosa. E tu non te ne accorgi. Ridammi la mano.
I due si scambiano una stretta.
Allora?
Beh, che sensazione strana. È come se non mi fosse passato niente. Eppure…
Eppure, ho sorriso e ti ho guardato negli occhi.
Sì. Non capisco però, mi sembra diverso da prima.
Sono stato meno “vigoroso”, come hai detto un momento fa?
No, non è questo. Non saprei descriverlo.
Non puoi, semplicemente. È normale. Il motivo è che ti ho appena fatto un prelievo. Su più fronti. Ti ho dato il tocco che non tocca, lo sguardo che non guarda e il sorriso che non ride. Tu però non sei in grado di descriverlo, è come se avessi perso lucidità. Infatti, è proprio quello che è successo.
Ho capito. Però, non dove vuoi arrivare.
Allarghiamo adesso questo esempio della stretta di mano alle relazioni. Sei felice?
Che domanda. Così poi, su due piedi. Sì dai, sono felice! Non sempre, ma abbastanza.
Cosa ti fa dire questo?
Insomma, ho una salute decente, un lavoro, una moglie, una figlia, un gatto e i miei genitori sono ancora vivi.
Quindi, ti ritieni soddisfatto?
Si. Non mi posso lamentare.
Dammi la mano.
I due si scambiano una stretta.
Come ti è sembrata questa?
Ostile. Apertamente ostile. Mi sto anche innervosendo, ora! Al diavolo tu, le tue domande e le strette di mano.
Bene. Visto? Ora, non ti è stato difficile rispondere subito.
Che vuoi dire?
Che hai percepito subito la mia ostilità.
E con questo?
Con questo, hai potuto difenderti dal mio prelievo e mantenere la lucidità. Ti ho dato un tocco che tocca, anche se sgradevole, unito ad una provocazione. In realtà, arrabbiandoti per un momento, un po’ di prelievo c’è stato, ma poca roba, ho subito smesso, spiegandoti il mio gesto.
Accidenti. Però, non c’era niente di plateale nel tuo darmi la mano, se ci penso. Sembrava quasi come prima.
Già, sembrava. Ancora un'ultima domanda, poi ti lascio in pace, promesso. Fra la stretta di mano che ti ha disorientato e questa, quale preferiresti se fossi obbligato a scegliere?
Credo, quest’ultima. Almeno, potrei decidere come comportarmi.
Anche io la penso così. Preferisco il tocco che tocca.

venerdì 29 gennaio 2016

Fisica Poetica.

Sei Bello. L’hai notato? Presto! Tutto accelera, anche se è fermo. Staziona alla velocità della luce. Lontano, lontanissimo dal punto di partenza. O sempre nello stesso punto, ma in luoghi diversi? Mosso da lì? Quanto spazio fa? Universi. Salti, passaggi, ripide, appena un attimo fa, uno scenario prima. Sembra un’altra vita o è la stessa? Ogni tanto preso e inchiodato ad un incrocio. Corso Troppo, angolo Corso Male.  Muori. Buio. Non ricordi più niente. Risorgi. Luce. Bruco, farfalla, bruco, farfalla. Quanto dura? Dove dura? Il tempo di un orgasmo. Corto circuito nel prendere sonno. Chi si risveglia al mattino? A che ora di quale letto? Dove sono stato la notte? Dolore che provo, è il corpo o la mente a soffrire? Perché fa male un arto amputato che non c’è più? Perché se mi addormento profondamente vicino ad un fuoco, non mi sveglio se dei carboni ardenti mi raggiungono? Eppure, il mal di stomaco si sente, come il calore delle lacrime che rigano il viso. È acqua. Da sopra, da sotto, prima e dopo. Poi? Di nuovo: preso, inchiodato ed asciugato al Sole. Il grande Beato. O beota? Cancella tutto, solo luce, un soffio, un respiro e ci si alza. Che ore sono? Dov’è il mio letto? E' il giudizio universale? Mi sono preso del tempo, per fare spazio? Per cosa? Ciak! Azione. Farfalla.